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Leggo oggi su repubblica.it che Amazon ha annunciato il sorpasso dell’ebook sul libro di carta. Leggere la notizia mi provoca una strana sensazione di déjà vu. Vado quindi a controllare dove avevo già letto questa cosa…

Scopro così che, dal 2010, a periodi piuttosto regolari viene annunciato il fatidico sorpasso, spesso definito storico. Ecco una carrellata (incompleta, me ne scuso) di tutte le volte che è stato annunciato. Se avrete la pazienza di leggere fino in fondo, citerò poi i dati ufficiali dai quali si ricava una storia un po’ diversa.

Luglio 2010. Un giorno memorabile nella storia dei libri: “Amazon.com – il principale negozio americano di libri on line – ha annunciato infatti che negli ultimi tre mesi le vendite di libri per Kindle hanno superato la vendita dei libri di carta rilegati. In questo trimestre Amazon ha detto di aver venduto 143 libri Kindle ogni 100 libri rilegati” (leggi qui l’articolo di repubblica.it e anche qui).

Gennaio 2011. Amazon, il sorpasso digitale: “Roma – Il fatidico sorpasso c’è stato: sul mercato statunitense le copie di Kindle ebook venduti hanno superato quelle di libri cartacei in edizione economica. Per l’esattezza, per quanto riguarda gli States, per ogni 100 libri cartacei in edizione economica sono stati venduti 115 versioni elettroniche su Kindle” (qui l’articolo su punto-informatico.it)

Maggio 2011. Gli ebook sorpassano i libri di carta!: “Sorpasso negli scaffali digitali di Amazon: (…) il rapporto è di 105 ebook venduti ogni 100 volumi cartacei. È stata una lunga marcia durata quattro anni dal lancio del suo lettore digitale Kindle” (qui l’articolo del Sole24Ore).

Settembre 2011. Amazon annuncia il sorpasso degli ebook: “Ebbene si, ci siamo arrivati: gli ebook vendono più dei libri stampati, almeno a detta di Amazon. Secondo i dati di Amazon gli ebook supererebbero 105 a 100 i libri cartacei” (qui l’articolo su tuttotech.com).

Giugno 2012. Ebook, il sorpasso digitale: “Secondo un rapporto redatto dall’Associazione degli editori statunitensi (Association of American Publishers, AAP ), nel 2012 il fatturato derivante dagli ebook ha superato quello legato alla vendita di edizioni in copertina rigida” (qui l’articolo su punto-informatico.it).

Agosto 2012. L’ebook ha scavalcato la carta: “Secondo i risultati forniti da Amazon, per ogni 100 libri cartacei (sia in edizione rilegata che tascabile) acquistati in una libreria britannica ne sono stati scaricati a pagamento 114 su un lettore Kindle (qui l’articolo su repubblica.it).

Ora, veniamo ai dati ufficiali. Quelli, cioè, elaborati da AIE (Associazione Italiana Editori). Il rapporto è del giugno 2012 e si intitola “Dentro all’e-book, le cifre dell’Ufficio studi AIE“. Scaricabile qui. I dati che emergono sono piuttosto chiari. Mi limito a citare i dati relativi alla quota di mercato degli ebook sul valore totale del mercato dei libri (carta+ebook), paese per paese:

ITALIA: 0,9%

USA: 6,2% 7,4%  14,3% (fonte: BookStats di AAP, luglio 2012 citata qui)

UK: 7,8%

GERMANIA: 1%

FRANCIA: 0,37%

SPAGNA: 1%

A questo punto sorge spontanea una domanda: qual è il significato della parola “sorpasso”?

twitter: @gecaspa

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Il dato è questo: gli ebook rappresentano in USA e UK circa il 6% della quota del mercato “libri” (fonte O’Reilly, scaricabile gratuitamente qui con registrazione), ma il 20% di americani e inglesi ha acquistato almeno un ebook.  In Italia, fatte le debite proporzioni, la situazione è simile: la quota di mercato del libro elettronico è ferma allo 0,1-0,2%, mentre coloro che hanno acquistato almeno un ebook nel 2011 sono l’1,1%.

Cosa significano questi dati? Non è facile dare una risposta. Una logica deduzione è questa: sembrerebbe che molti di coloro che comprano ebook continuino a comprare (e in misura maggiore) libri di carta. Sicuramente gioca un ruolo la novità rappresentata dallo strumento. Può darsi, per esempio, che molte persone spinte dalla curiosità abbiano provato l’esperienza di leggere un ebook e poi siano tornate (temporaneamente o definitivamente?) ai libri di carta.

Oppure, come penso io, è la spia di un utilizzo maturo del nuovo strumento. La mia sensazione è cioè che i lettori (quelli in carne e ossa) non facciano un “salto” da un paradigma all’altro. Non c’è un “passaggio all’ebook”, piuttosto si affianca alla lettura del libro su carta (che tutti i dati confermano rimanere di gran lunga prevalente) la lettura di ebook sui diversi device (tablet, pc, ereader, smart phone).

Sempre restando nell’ambito delle ipotesi indimostrabili, mi sto formando la convinzione che  i lettori acquisiranno un sano comportamento “opportunista”, scegliendo di volta in volta quale sia il supporto più adatto alle proprie letture, senza essere guidati nella scelta dal sacro fuoco della novità tecnologica. Non tutte le letture sono giudicate adatte al supporto elettronico e, di contro, alcune letture possano essere fatte senza alcun problema tramite ebook. Sarà questo il comportamento dei lettori dei prossimi anni?

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Foto: Flickr

Nella prima parte di questo post ho elencato una lunga serie di previsioni sballate sugli ebook, fatte in questi mesi e anni. Previsioni che mettono un po’ in dubbio la capacità di analisi di tanti guru del settore. In questi giorni mi sembra sia passato un po’ inosservato un dato relativo al fattore “F” e, di conseguenza, al fattore “T”.

IL FATTORE “F”.  Dove la “F” sta per “Fire”. È notizia di qualche giorno fa, infatti, che il lancio sul mercato USA del nuovo Kindle Fire ha messo in seria difficoltà le vendite del fratello maggiore. Il Kindle Fire si differenzia dal Kindle classico per il fatto di offrire anche connettività internet, email, etc. Mentre il Kindle ti permette solo di leggere ebook, il Kindle Fire è di fatto un tablet che può servire anche come ereader. E qui entra in gioco il fattore “T”, ovvero il tempo. È chiaro a tutti che il tempo per la lettura è un tempo lungo e che richiede concentrazione; ben diverso, per esempio, da quello che si dedica all’ascolto di una canzone in mp3. Il tempo per la lettura è sottratto ad altri tipi di impiego del tempo libero (fare una passeggiata, guardare la televisione, andare a una mostra, controllare la posta elettronica, leggere un giornale, etc.). Ora, il fatto che sempre più persone scelgano un tablet invece di un e-reader come device da utilizzare per la lettura degli ebook comporta il serio rischio che la lettura di ebook dovrà subire un’agguerrita concorrenza da parte di altri tipi di impiego del tempo: leggere l’email, twittare, consultare un blog, etc.

Più di un indizio supporterebbe questa ipotesi. Secondo una ricerca inglese dell’aprile 2011 solo il 25% degli utenti Ipad lo utilizza per leggere libri; secondo una ricerca Nielsen del novembre 2011 il 40% degli utenti di tablet lo utilizza per leggere “Books/Magazines”. La ricerca non lo specifica, ma immagino che quel 40% si possa suddividere grosso modo a metà e e troveremmo quindi conferma del primo dato.  Nel caso, si tratterebbe di un cambiamento non da poco. Il successo del nuovo Kindle Fire di Amazon potrebbe paradossalmente portare molti utenti a ritenere che il tablet non sia poi lo strumento migliore per la lettura di un libro, perché distrae troppo. La lettura di un libro richiede concentrazione e la possibilità di dedicarci un tempo esclusivo. Se il tablet si imporrà come device prioritario c’è la possibilità che la lettura di ebook si ridurrà ad essere un’attività marginale.

I VANTAGGI DELL’EBOOK: AI CONFINI DELLA REALTA’. In generale, la mia sensazione è che ci siano attori economicamente forti e molto interessati allo sviluppo dell’ebook che stanno cercando di imporre il libro elettronico come nuovo standard, al di là dei suoi effettivi benefici per il lettore. Da più parti si cerca di far credere che la rivoluzione sia già compiuta, il sorpasso sulla carta stampata già raggiunto e che il libro di carta sia una cosa da vecchi nostalgici (nonostante i dati che ho citato all’inizio dicano che l’ebook sia in realtà un fenomeno ancora marginale). Io credo che l’ebook abbia dei vantaggi effettivi: può rendere disponibili testi non più reperibili su carta (a patto, però, che gli editori digitalizzino il loro catalogo, attività costosa e non alla portata di tutti), facilita l’accesso a libri in lingua originale e, sopratutto, rende possibile la ricerca intratestuale. Le tesi a supporto dell’ebook, però, sono invece generalmente del tutto assurde. Si sente dire, per esempio, che “con gli ebook finalmente non avremo più le nostre librerie di casa piene di libri”. Ora, a parte il fatto che in Italia più della metà della popolazione non legge nemmeno un libro all’anno, ma poi da quando in qua avere dei libri sulle mensole è diventato un fastidio?

Si dice poi che, grazie all’ebook, ti puoi portare in giro 1.400 libri in pochi grammi di device. Anche qui, al di là della considerazione di cui sopra (più della metà degli italiani non legge), ma chi dice queste cose lo sa quanto tempo ci vuole per leggere 1.400 libri? A un forte lettore servirebbero circa 114 anni. A un lettore medio non sarebbero sufficienti due secoli. Come se non bastasse, secondo una ricerca del 2010  il tempo necessario a leggere un testo su supporto elettronico (Kindle o ipad) è tra il 10% e il 25% superiore alla lettura su carta.

PARA-GURI E UFFICI STAMPA. In conclusione, non so cosa ne sarà dell’ebook e del libro di carta. Immagino che per alcuni utilizzi il libro elettronico si affermerà come lo strumento più comodo, mentre il libro di carta resterà probabilmente il supporto prevalente ancora per molti e molti anni. Si sta comunque creando quello che alcuni chiamano “meticciato editoriale“: la convivenza e, magari, complementarietà tra le due tecnologie. Ma proprio perché il mondo editoriale è complesso, variegato e articolato, stiamo attenti alle semplificazioni dei guru e di alcuni commercianti di ebook che forse hanno troppa fretta di monetizzare gli investimenti in campagne marketing, piattaforme web ed efficienti uffici stampa.

twitter: @gecaspa

Nel giro di quattro, sei anni la carta costerà troppo e i giornali spariranno. Le notizie si leggeranno su schermi di plastica”.
[Nicholas Negroponte del MIT, marzo 2002, IV Forum Cernobbio]

Nel giugno 2010 l’Associazione Italiana Editori (AIE) prevedeva che entro la fine del 2010 gli ebook avrebbero rappresentato lo 0,1% del mercato. In realtà alla fine di quell’anno ci si fermò allo 0,04% e persino a fine 2011 gli ebook non hanno raggiunto l’agognata soglia, fermandosi a uno striminzito 0,08% (qui i dati). I risultati della ricerca Nielsen sui libri in Italia resi pubblici pochi giorni fa parlano inoltre di un 1,1% di acquirenti di ebook (da non confondere con la quota di mercato: questo dato dice solo che l’1,1% della popolazione sopra i 14 anni ha comprato almeno un ebook nel 2011. E’ assai probabile infatti che molte delle persone che hanno acquistato un ebook abbiano comprato anche libri di carta, in numero maggiore).

PREVISIONI SGANGHERATE. Negli ultimi mesi si continuano a leggere previsioni di ogni tipo (come qui e qui) sulla diffusione degli ebook e da almeno quindici anni si profetizza la morte del libro di carta. (In questo articolo del 1998 ci si poneva già il problema se i cd rom avrebbero portato alla morte del libro  e altre interessanti considerazioni vennero fatte qui nel 2000  e qui due anni dopo, nel 2002). Nel 2010 il solito Negroponte si è detto sicuro che il libro di carta scomparirà entro il 2015. Ho buoni motivi per pensare che sia l’ennesima previsione sbilenca del guru del MIT (Negroponte è lo stesso che nel 2002 sostenne che l’umts non aveva futuro). C’è addirittura chi porta come prova definitiva dell’inarrestabile rivoluzione il fatto che Amazon venderebbe più ebook che libri di carta. A parte le considerazioni sull’attendibilità dei dati forniti da Amazon (leggi qui per farti un’idea), rimane il fatto che negli USA l’ebook rappresenta poco più del 6% del mercato, che sale al 13,6% considerando solo la fiction (leggere qui per credere). Percentuali di tutto rispetto, intendiamoci, ma che dicono anche che il libro di carta pesa  ancora, nella peggiore (migliore?) delle ipotesi, per l’86,4%: parlare di sorpasso mi sembra un filo eccessivoPiccola nota di colore: nel 2000 Microsoft aveva previsto che il sorpasso sarebbe avvenuto nel 2008.

UN ENORME EQUIVOCO. Mi sembra quindi evidente che riguardo alla reale diffusione degli ebook stia montando un enorme equivoco. Tanta gente in buona fede e animata da un esuberante entusiasmo per i libri elettronici si è infatti convinta che il libro di carta sia ormai un residuato del Novecento, un oggetto buono per i mercatini delle pulci. Su twitter impazzano hashtag tipo #byebyebook (sulla scia di un evento tenutosi sabato scorso a Empoli, il cui titolo ha forse depistato alcuni utenti twitter) con cui baldanzosi techno-entusiasti prendono commiato dal libro di carta.

Io ho un dubbio: che i vari techno-guru che si esercitano nelle previsioni non leggano abbastanza libri, non li conoscano e facciano fatica a cogliere le differenze tra un mp3 e un romanzo. Ci sono poi le incognite che riguardano le innovazioni tecnologiche e le future nuove piattaforme: è davvero sensato fare previsioni a cinque o dieci anni in un mercato in cui basta l’uscita di un nuovo modello di e-reader per ridisegnare i confini del mercato? Per esempio, che mi dite del fattore “F” e del fattore “T”? Ma di questo parlerò nella seconda parte del post.

twitter: @gecaspa

Pubblichiamo in versione integrale il nostro racconto apparso sul volume “Gli editori si raccontano”.  Il libro – ideato e progettato da Geca – è stato presentato in occasione della seconda edizione di “Un Libro a Milano”, Salone della piccola e media editoria indipendente, svoltosi nel capoluogo lombardo dal 26 al 28 novembre 2010.

Cronache dall’Era della Conoscenza Mutevole

In una torrida mattina del marzo 2179, al principio di una primavera straordinariamente calda, i tre reietti si fecero strada tra i detriti appuntiti che ostruivano la via di accesso, per entrare dove mai avrebbero immaginato di potersi un giorno trovare.

Da oltre centocinquant’anni la civiltà della stampa era stata soppiantata dall’Era della Conoscenza Mutevole. Con il pretesto della lotta ai fondamentalismi, che utilizzavano i libri come strumento di proselitismo, il Ministero della Verità Variabile aveva dichiarato fuori legge la stampa.

Tutti gli impianti tipografici vennero distrutti, dati alle fiamme o smontati pezzo per pezzo durante rituali collettivi di estrema violenza, ma fortemente liberatori, detti resetting.

La filosofia che ispirava il nuovo credo era semplice: non esistono verità immutabili; tutto può essere continuamente riscritto e modificato. Al principio il nuovo regime venne salutato dalla popolazione con sollievo: la pretesa dei gruppi ortodossi di possedere e tramandare la Verità Assoluta aveva gettato nel caos le città e provocato numerosi focolai di guerriglia. Ma con il passare dei decenni, alcuni iniziarono a dubitare di un sistema che aveva eliminato ogni possibilità di fissare un concetto, una storia, una scoperta e permetteva di manipolare qualsiasi informazione. Questa facoltà, inizialmente alla portata di tutti, via via che la nuova burocrazia al potere si rafforzava, era andata a concentrarsi nelle mani di un gruppo ristretto di spietati oligarchi. Questi, insediatisi al vertice del potentissimo Ministero della Verità Variabile, erano in grado di stravolgere la biografia di una persona, far accadere avvenimenti mai verificatisi o eliminare il ricordo di eventi reali. Il concetto stesso di “memoria” era ormai qualcosa di difficilmente comprensibile.

Così, sotto il sole di quel marzo accecante, tre dissidenti cacciati dalla città per aver chiesto di rendere immodificabile il proprio profilo anagrafico, giunsero davanti a quello strano edificio e decisero di entrare. Dovettero attingere ai ricordi tramandati dai loro padri per capire dove si trovavano: una tipografia vecchia di duecento anni, in perfetto stato, miracolosamente scampata ai resetting. In questo luogo, denominato “Geca”, un tempo si producevano i famosi libri, oggetti in grado di contenere le infinite passioni degli uomini. Fatti di un materiale leggerissimo e biodegradabile, potevano essere utilizzati senza alimentazione elettrica, plugin o password.

Al cospetto di quel nuovo mondo, i tre decisero che avrebbero iniziato l’attività di stampa clandestina per sfidare il tabù più inimmaginabile nell’Era della Conoscenza Mutevole: fissare un concetto su carta una volta per tutte, che rimarrà immutato come un dono inatteso per le generazioni future.

2010- Luigi Bechini
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Siamo in un convento, nel Medioevo. Frate Gaetano è alle prese con un “coso” che non sa far funzionare. Decide allora di chiamare l’help desk interno, per farsi dare delucidazioni in merito all’utilizzo di un nuovo strumento tecnologico che rischia di rendere obsoleti persino i rotoli di pergamena: il libro.

Dalla Norvegia, un video esilarante. Doppiato in italiano.

photo by goXunuReviews, FlickrLa questione “ebook” non coinvolge solo gli utenti e l’esperienza di lettura. Porta con sè numerose questioni, legate ai sistemi produttivi, ai canali distributivi e al riconoscimento dei diritti per gli autori.

In questo interessante post pubblicato sul blog Lipperatura, è possibile approfondire alcune tesi e punti di vista, anche grazie al ricco commentario prodotto da scrittori e operatori di settore.