Ho letto questo post di Silvia Surano da cui è nata una breve discussione che vorrei riprendere qui. La domanda sollevata dal post è: la Legge Levi aiuta a promuovere i libri e la lettura? Il post si conclude con una domanda retorica: «Se il lettore non può più beneficiare di una concorrenza fatta di sconti, promozioni e ribassi, se deve diminuire la quantità di pagine acquistate perché i prezzi sono più alti, che cosa ne è del contributo alla promozione del libro e della lettura, alla diffusione della cultura?».

Io sostengo l’esatto contrario: un effetto della Legge Levi è stato proprio l’abbassamento dei prezzi di copertina con un proliferare di collane low cost (cito solo “Le libellule” di Mondadori, i “Mini” di Minimum Fax o i “Supereconomici” di Voland a titolo di esempio). A fronte della limitazione alla possibilità di sconto, molti editori hanno infatti deciso di abbassare i prezzi di copertina.

Personalmente la ritengo un’evoluzione positiva: prima poteva accadere che l’editore tenesse un prezzo di copertina alto e utilizzasse la leva dello sconto per aumentare le vendite. Finita la campagna sconto, però, rimaneva solo il prezzo alto.

La Legge Levi comporta quindi vantaggi sia per i consumatori che per le librerie (soprattutto le piccole che non possono permettersi mesi e mesi di campagne sconto). Poi, secondo me, la Legge Levi è troppo timida (lo sconto ammesso del 15% rimane a mio avviso troppo alto), ma è comunque meglio dell’assenza di regole. Questi vantaggi vanno sottolineati ancor di più oggi che alcuni (come l’avvocatura del Comune di Milano) sostengono che la legge Levi sia automaticamente stata abrogata dalla legge sulle liberalizzazioni (Legge 214/2011).

C’è però chi obietta che se la legge Levi è così positiva, come mai nel 2011 – stando a una recente ricerca Nielsen – i lettori sono calati? L’obiezione è sensata. È possibile che la Legge Levi sia responsabile di questo crollo? I dati Nielsen parlano di un calo del 10% di acquirenti nel 2011. Nello stesso anno, tuttavia, anche le presenze nei cinema sono calate dell’8%. In questo settore non è entrata in vigore nessuna legge Levi. E quindi? Può forse c’entrare qualcosa la crisi economica? Oppure, nel caso dei libri, può aver in parte contribuito la timida espansione degli ebook? Difficile dirlo, ma è anche arduo attribuire la responsabilità alla legge sul prezzo dei libri.

Infine, un punto a mio avviso fondamentale. Sono convinto che la totale liberalizzazione degli sconti determinerebbe una desertificazione del panorama editoriale. Il punto finale di questo processo potrebbe essere un’unica libreria globale, magari di nome Amazon. Certo, è un’esagerazione, ma negli USA la politica di sconti liberalizzati sta portando a uno scenario simile. In queste settimane Amazon ha decsio di rimuovere dal suo catalogo 4.000 ebook di editori che non accettano le sue condizioni. A New York nel dopoguerra c’erano 330 librerie, nel 2010 ne rimanevano solo 30 (fonte: André Schiffrin, Il denaro e le parole, Voland 2010, citato da Di Vita, Pazzi scatenati, effequ, a pag. 31). E se spariscono le librerie, sparisce anche un po’ della nostra libertà di scelta.

La priorità, a mio avviso, è difendere e rilanciare le librerie, specialmente le indipendenti. La Legge Levi in parte lo fa. Altrimenti è la legge del più forte che si mangia tutto e poi decide cosa possiamo o non possiamo leggere. E’ davvero questo l’unico scenario che abbiamo davanti?

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