L’altro giorno alla Camera è stata votata la proposta di legge firmata dall’onorevole Riccardo Levi in materia di prezzo di libri, che dovrà ora passare all’esame del Senato. Si tratta di una legge che intende regolamentare gli sconti da parte di editori e librerie. Così come è concepita (vedi approfondimento in fondo al post) la Legge Levi penalizzerà i medi e piccoli editori e le librerie indipendenti. La norma, infatti, lascia ampia libertà di sconto e di promozione agli operatori del settore, a tutto vantaggio dei grandi gruppi che hanno dimensioni tali da poter gestire politiche di sconto aggressive. Le vittime predestinate di questa legge saranno gli editori e le librerie indipendenti, che non potranno opporre difese a politiche di vendita basate sul prezzo.

Questa proposta di legge fa del libro un mero prodotto, rischiando di espellere dal mercato chi si sforza di affiancare a una pura logica commerciale anche uno sforzo di proposta culturale, che non sempre si può conciliare con i grandi numeri e le alte tirature. E’ ovvio che una legge che permette politiche di sconto così aggressive premia gli editori e le catene librarie che basano il proprio business sulle alte tirature, alte tirature che rendono possibili i margini con cui “pagare” gli sconti.

In una lettera a Repubblica, un nutrito gruppo di editori “ribelli” (Gaspare Bona di Instar Libri, Emilia Lodigiani e Pietro Bianciardi di Iperborea, Marco Zapparoli e Claudia Tarolo di Marcos Y Marcos, Marco Cassini di minimum fax, Ginevra Bompiani e Roberta Einaudi di Nottetempo), Daniela Di Sora  di Voland) ha denunciato il rischio che questa legge rappresenta per l’esistenza stessa di molti editori (qui trovate la lettera in versione integrale e qui un intervento di qualche mese fa, molto chiarificatore sui rapporti di forza in campo).

Geca ha chiarissimo da che parte stare: i libri non sono un prodotto come un altro e la “commerciabilità” di un saggio o di un romanzo non può essere l’unico criterio in base al quale deciderne la pubblicazione. Un buon saggio o un buon romanzo rimangono tali anche se vendono poco o sono stampati in basse tirature, dato che il loro valore risiede nella loro qualità intrinseca. Questa proposta di legge minaccia la libertà degli editori indipendenti e la loro capacità di rischiare, scommettere su nuovi autori e nuove collane, mettere in circolo idee innovative, coltivare nicchie di lettori. E’ una legge che va contro il mercato (delle idee, delle intuizioni e della creatività) e a favore di un inaccettabile oligopolio editoriale che rischia di produrre solo omologazione, impoverimento culturale e assenza di scelta da parte dei lettori.

Invitiamo quanti condividono il nostro punto di vista a scrivere al primo firmatario della proposta di legge, on. Riccardo Levi.

Per approfondire l’argomento, rimandiamo a questo interessante intervento.

COSA PREVEDE LA PROPOSTA DI LEGGE LEVI

La proposta di legge n. 1257 del 05/06/2008, in discussione alla Camera in questi giorni, fissa un vincolo di sconto al 15% sul prezzo dei libri, ma non pone alcun tetto alle campagne promozionali (attivabili per undici mesi all’anno, e con una durata di 30 giorni). Nelle intenzioni dei proponenti, questa legge rappresenta un compromesso tra il modello inglese (deregolamentazione totale) e il modello tedesco (nessuno sconto possibile). I favorevoli salutano la legge come un’utile  regolamentazione, mentre i critici ritengono che sia troppo penalizzante per gli editori e i librai indipendenti che sugli sconti non sono in grado di competere con i grandi gruppi e le grande catene librarie. [Scarica il PDF della proposta di legge]

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